“I miei genitori non mi ascoltano”

Una delle affermazioni più ricorrenti negli adolescenti quando si confidano con un adulto è “I miei genitori non mi ascoltano”, talvolta con la variante “I miei prof non mi ascoltano”.

genitori_figliL’ascolto è quanto mai importante perché ciascuno, e soprattutto un adolescente con le sue insicurezze, ha un bisogno connaturato di essere compreso, chiede di poter parlare a un interlocutore in grado di ascoltare e non soltanto di sentire.
Il figlio desidera che il genitore si interessi non solo a ciò che viene detto ma a ciò che esprime di sé nel raccontare determinati fatti o sensazioni.
Il figlio che avverte come il genitore stia prestando realmente attenzione a lui e a quello che sta dicendo, si sentirà importante, rispettato, compreso e amato perché meritevole di attenzione. Va da sé che il figlio si sentirà invogliato progressivamente a parlare e confidarsi con frequenza con il genitore. Il messaggio che passiamo è “Io sono qui e tu ne vali la pena”.

Possiamo invece assumere delle modalità di ascolto assolutamente inefficaci per realizzare una buona comunicazione:
ASCOLTO PASSIVO: Sentiamo le parole ma senza alcuna attenzione; succede quando ci lasciamo dominare dalla stanchezza, dall’impazienza, dall’irritazione. Di solito la mente vaga altrove, oppure facciamo qualcos’altro mentre sentiamo. Questo è un ascolto meramente rituale, nei fatti non vediamo l’ora che l’interlocutore finisca di parlare per essere liberi di andarsene.
ASCOLTO SELETTIVO: Ascoltiamo solo quello che ci interessa, solitamente ciò che concorda con le nostre convinzioni. Spesso ci si concentra su ciò che possiamo dire subito dopo per rispondere, talvolta si filtra il contenuto sulla base dei propri pregiudizi e con presunzione si attribuisce all’altro dei contenuti senza aspettare che abbia finito di esporli.
ASCOLTO AUTOREFERENZIALE: Si assume che al centro del discorso ci si sia sempre e solo noi, e questo si esplica con una duplice modalità. Da una parte ponendo come focus la nostra esperienza e il nostro passato; dall’altra interpretando ogni frase come un attacco rivolto a noi stessi.
Talora, animati di buone intenzioni, possiamo invece arrivare ad un ASCOLTO ATTIVO MA ANCORA SUPERFICIALE, prestando cioè attenzione solamente ai fatti narrati senza tentare di cogliere lo stato d’animo dell’interlocutore e quindi il significato profondo di ciò che ci viene comunicato.

Ciò che viene richiesto nella relazione genitore-figlio è invece un ASCOLTO ATTIVO, caratterizzato da:

  • assenza di giudizio (ascoltare richiede di sospendere almeno momentaneamente il giudizio, i pregiudizi infatti portano a non disporsi alla comprensione di quanto viene comunicato);
  • attenzione al contenuto verbale;
  • attenzione alla comunicazione para-verbale e non verbale, in maniera tale da decodificare anche il significato emotivo di ciò che il figlio sta raccontando. Nell’atteggiamento del figlio può nascondersi un disagio o una necessità che non sa esprimere.

Per raggiungere questo obiettivo il genitore può con profitto impiegare alcune modalità di ascolto efficace caratteristiche del metodo del Coaching basate su:
– il focus dell’ascolto incentrato sulla persona del figlio e sulla relazione instaurata con lui;
la curiosità, non l’inquisizione (desiderio di conoscenza, non di controllo);
– la posizione “meta” dell’ascolto, contraddistinta da una comprensione piena del figlio cercando di evitare un eccessivo coinvolgimento per non perdere la lucidità necessaria a svolgere il proprio compito di accompagnamento.
Questa meta-distanza non è sempre di facile attuazione ma è un passo imprescindibile per il raggiungimento di quella posizione empatica così importante per il figlio che talvolta può avere la necessità di avvertire una vicinanza emotivo-affettiva.

L’impiego di queste modalità consentirà al genitore di non lasciarsi trascinare sul piano tipico dell’adolescente, quello della contrapposizione emotiva, e di rimanere invece sul piano sereno della razionalità, evitando lo scontro verbale infarcito di risentimenti e colpevolizzazioni.

L’atteggiamento di ascolto efficace da parte di un genitore può avvalersi con profitto di alcuni strumenti:

  • Il silenzio, cioè la capacità di saper non interrompere il figlio nel momento in cui si confida. Il silenzio è parte integrante della comunicazione, rappresenta uno degli aspetti legati alla comunicazione paraverbale. É uno strumento volto all’ascolto attivo del figlio, alla stimolazione del suo pensiero lasciandogli il suo spazio di riflessione.
  • Le domande soprattutto aperte perché capaci di favorire l’esplorazione e l’approfondimento (rispetto alle domande chiuse e a doppia scelta): “Rispetto a questo, quali sono le tue priorità oggi?”, “É veramente ciò che vuoi?”, “Cosa provi riguardo a questo?”, “Tu come pensi di fare ora?”. Rafforzate da avverbi di modo (concretamente, veramente, assolutamente, esattamente, davvero, sicuro, proprio, affatto) e avverbi di tempo (ora – subito, mai – sempre, oggi – domani …).
  • I feedback d’ascolto o restituzioni, quanto mai importanti per cercare di chiarire cosa il figlio sta dicendo e assicurarsi che ci sia piena comprensione: “Mi stai dicendo quindi che…”, “Se ho capito bene, secondo te…”. Allo stesso tempo rassicurano il figlio che stiamo ascoltando con attenzione e siamo interessati a quanto ci sta dicendo.
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