Scuola – compiti – figli TIPS #4

[Tempo di lettura: 4,4 min]

In un precedente articolo ho affrontato il tema della motivazione allo studio dei nostri figli (TIP #3) individuando tre linee di azione che come genitori dovremmo mettere in atto per permettere lo svilupparsi delle condizioni di base, una sorta di “brodo primordiale” in cui può nascere nei ragazzi una motivazione di tipo intrinseco:

✔ monitorare e sviluppare la nostra personale motivazione intrinseca al lavoro;

✔ allenare il senso di autoefficacia di nostro figlio;

✔ adottare uno stile educativo incoraggiante benché esigente e risoluto.

Con il tempo ciò può portare nostro figlio ad una maggiore motivazione personale allo studio come risposta a proprie esigenze di tensione al miglioramento delle competenze, di soddisfazione, di sfida con se stesso, di ricerca di senso.

✅ Perché nostro figlio passi da un atteggiamento di pensiero positivo, ottimista (che sappiamo favorire l’impegno rispetto a un atteggiamento pessimista), ad AGIRE POSITIVAMENTE, unico atteggiamento realmente efficace per il conseguimento di propri obiettivi, è fondamentale però che il ragazzo abbia a disposizione l’energia necessaria per attivarsi concretamente nell’impegno scolastico per il quale è adesso maggiormente motivato, e questa energia assume le forme della determinazione e della tenacia.

💪 Innanzitutto chiariamo i significati di questi termini: siamo determinati quando possediamo una volontà ferma, quando siamo cioè risoluti e fermi nelle nostre scelte. La tenacia ha a che vedere con la fermezza e la perseveranza nell’azione, è quasi una determinazione in atto. Determinazione e tenacia sono aspetti che fanno parte del concetto più ampio di resilienza.

“Resilienza psicologica: Capacità di persistere nel perseguire obiettivi sfidanti, fronteggiando in maniera efficace le difficoltà e gli altri eventi negativi che si incontreranno sul cammino” (Pietro Trabucchi)

Come si acquisiscono?

▶ Determinazione e tenacia dipendono in gran parte dalla capacità acquisita di autoregolazione e dall’allenamento allo sforzo, alla fatica.

1) Autoregolazione

✋ L’autoregolazione ha sostanzialmente a che fare con il controllo degli impulsi: un ragazzo, ma noi adulti non ne siamo immuni, se vuole raggiungere un risultato attraverso la propria attività, deve prima o poi vincere le tensioni o i desideri che lo conducono in direzione opposta promettendogli una gratificazione nell’immediato (ad esempio, indugiare a giocare alla Playstation dopo mangiato anziché mettersi alla scrivania a fare i compiti).

L’autocontrollo lo possiamo favorire se, fin da bambino, sviluppiamo in nostro figlio la capacità di accettare i disagi e le sofferenze. Non possiamo far pensare ai bambini che tutto sia facile e divertente, compresa la scuola, non dobbiamo creare in loro l’illusione che la vita sia un parco giochi perché facciamo loro del male e quando si scontreranno con la realtà, e si scontreranno prima o poi indipendentemente dai nostri sforzi, l’impatto rischia di essere devastante.

Accettare i disagi significa anche far vivere ai figli la noia e la monotonia di svolgere i compiti più faticosi. D’altra parte qualsiasi attività, sia essa di studio o lavorativa, prevede alcuni momenti creativi ma insieme ad altri compiti routinari, talvolta noiosi. Senza contare che la noia può sviluppare un atteggiamento creativo nei nostri figli se non la anestetizziamo proponendo o consentendo loro un accesso non regolato a videogiochi e serie TV.

📌 Un approccio corretto per abituare ad accettare i disagi può essere quelle di insegnare ai figli ad anticipare gli ostacoli e le difficoltà che incontreranno nello svolgimento dei compiti (gli immancabili messaggi whatsapp sul telefono, l’amico che chiama per invitarlo a uscire, l’imperdibile replica di X-Factor alla televisione…) al fine di ipotizzare possibili soluzioni per gestirle prima ancora che accadano o che sorga il desiderio.

2) Allenamento alla fatica

I ragazzi che raggiungono elevati risultati scolastici non sono necessariamente i più intelligenti, quelli dotati di capacità superiori alla media, bensì quelli che sono esigenti con se stessi, che prestano attenzione e svolgono senza tentennamenti i compiti assegnati, che hanno metodo nello studio… in definitiva quelli che studiano coscienziosamente, che si impegnano in maniera efficace e, allo stesso tempo, efficiente.

Semplificando con un’immagine, possiamo dire che i successi scolastici dipendono dalle abilità (competenze) e dall’impegno; se manca uno dei due fattori il risultato è zero.

Le abilità si sono sviluppate a partire dalle potenzialità innate e dalla quantità di esercizio svolto per allenarle.

Da ciò consegue che il successo nello studio dipende in larghissima parte dall’impegno profuso e quindi dalla capacità di sopportare lo stress psicofisico, la fatica conseguenti allo sforzo compiuto.

Come possiamo fare perché i nostri figli sviluppino questa capacità di sopportazione?

Innanzitutto cos’è la fatica? Il dizionario la definisce come lo “Sforzo intenso e prolungato che porta all’indebolimento progressivo delle facoltà di resistenza fisiche o spirituali“.

La fatica cioè induce un deterioramento della resistenza fisica e mentale fino al punto di desiderare l’interruzione dell’attività che l’ha generata. Nello studio, ancor più che in altre attività, il limite mentale sopraggiunge ben prima del limite fisico, in altre parole un ragazzo smette facilmente di studiare perché “non ne ha più voglia” piuttosto che perché non ce la fa più fisicamente.

📌 Ecco perché è fondamentale l’approccio mentale che i nostri figli devono maturare nei confronti della fatica per poter sopportare i carichi di studio. Sin da bambini bisogna pertanto abituarli ad uscire dalla propria “zona di comfort” per farli confrontare con la sensazione di fatica, stabilendo dei compiti in casa adeguati all’età e che siano effettivamente utili, che ne percepiscano cioè l’utilità per il funzionamento della comunità familiare. Allo stesso tempo abituarli a stabilire dei tempi fissi di studio va in questa direzione togliendo spazio vitale allo “spontaneismo” e privilegiando l’assunzione di una metodologia ordinata.

Il concetto è che se abbassiamo costantemente l’asticella di ciò che chiediamo ai nostri figli, crediamo di fare loro un favore ma rischiamo di “allenare” studenti poco coscienziosi e futuri professionisti superficiali e incapaci di lavorare bene.

 


📌 Per un approfondimento di questi temi sono aperte le iscrizioni al corso “Scuola-compiti-figli. Corso di sopravvivenza per genitori” che terrò Giovedì 16 novembre e giovedì 23 novembre, ore 21-22.30, a Prato presso lo Studio Zucchi.

Per info, costi e iscrizione ➡ http://wp.me/p7BgQC-92

Attenzione: il corso è a numero chiuso. ULTIMI POSTI DISPONIBILI


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