Aspettative dei genitori e frustrazione… un binomio inscindibile?

Le aspettative che hanno i genitori, e che i figli adolescenti non soddisfano, creano frustrazione in persone che, come me, vorrebbero avere sempre tutto sotto controllo per stare bene. Il fatto che i figli adolescenti ‘facciano di testa loro’, magari decidendo deliberatamente di non studiare, di non impegnarsi, di non dare una mano in casa ad esempio, crea una certa inquietudine, continue occasioni di scontro“. (Elena, post sulla pagina FB giuliomazzetticoach)

La questione è evidentemente molto complessa, di non facile e tanto meno immediata soluzione, ma qualche considerazione può essere di aiuto.

È esperienza comune nei genitori provare un senso di delusione, di inadeguatezza, talvolta di amarezza e perfino rabbia quando i desideri e le aspettative che abbiamo nei confronti dei figli sembrano svanire nel nulla, quando, nonostante gli sforzi, le cose procedono in una direzione diversa da quella immaginata.

1) Innanzitutto, è importante comprendere come il desiderio di controllo sia facilmente causa di frustrazione quando si consideri che l’unica sfera di influenza su cui possiamo agire al 100% siamo noi stessi, non certo i figli che sono altro da noi, con la propria autonomia decisionale e conseguente responsabilità.
Crearsi aspettative sugli altri finisce per far dipendere il nostro benessere (etimologicamente: “ben-essere” cioè “stare bene”) dalle loro decisioni e dai loro atteggiamenti su cui possiamo esercitare un’influenza assai relativa.

Questa premessa non implica però che si debba abdicare al ruolo di guida, di leadership autorevole richiesto a ciascun genitore.
L’aspettativa verso un figlio deve però essere interpretata non tanto come la proiezione di un progetto vincolante del genitore, quanto, come ci ricorda l’origine del termine (“attendere pazientemente, senza muoversi, verso la cosa o persona che deve arrivare”), una fiduciosa attesa che si realizzi qualcosa senza alcuna pretesa di certezza.

2) Quando si parla di aspettative dei genitori è importante interrogarsi su quanto tali aspettative siano da ritenersi implicite oppure siano state esplicitate ai figli.

Presupponendo che lo scontro sia dovuto al fatto che tali aspettative siano ripetutamente espresse, chiediamoci allora se hanno dato luogo alla definizione di un sistema semplice, conciso ma chiaro di regole di convivenza familiare, che comprenda i compiti di collaborazione assegnati a ciascuno secondo le proprie capacità e il tempo (minimo) da dedicare allo studio quotidianamente.

A differenza di quanto avviene con i bambini, con gli adolescenti è peraltro necessario spiegare la ragione, il criterio che sta alla base di ciascuna regola familiare, ed essere sufficientemente flessibili da saperle modificare alla luce delle considerazioni ragionevoli espresse dei figli.

3) Una volta definite le regole, sono state previste le conseguenze che derivano dall’inosservanza di quanto precedentemente elaborato, condiviso e definito?
Bisogna uscire dalla logica dei premi/punizioni ex post e adottare invece un atteggiamento basato sulla previsione delle conseguenze dei comportamenti attuati in modo da far crescere in responsabilità i figli (Non siamo noi genitori “cattivi” che assegniamo le punizioni, sono i ragazzi stessi che “scelgono” con i propri comportamenti gli esiti).

Il problema non è tanto che i ragazzi “facciano di testa loro”, il che educativamente è anche auspicabile, quanto che aderiscano, pur criticandoli, a principi che regolano la convivenza responsabile nella comunità familiare.

4) In ultimo, ma non perché meno importante, ci siamo mai chiesti, e abbiamo chiesto, cosa c’è dietro un determinato atteggiamento di rinuncia, di opposizione, di rifiuto?
A volte i ragazzi manifestano con tali atteggiamenti un malessere, un’insoddisfazione che è importante conoscere per non intervenire sui sintomi bensì sulla causa originaria.

 

L’amore incondizionato che si declina anche nell’accoglienza del figlio pur non rispondente alle proprie aspettative, l’ascolto, l’autenticità intesa come assenza di atteggiamenti manipolatori, la capacità di saper porre dei limiti, sono tutti elementi che permettono di (ri-)costruire una relazione funzionale con i figli ormai adolescenti. Questa relazione rinnovata, pur non mancando di scontri, per certi versi fisiologici nel momento in cui gli adolescenti cercano di costruirsi faticosamente una propria identità, non darà luogo a senso di frustrazione perché riacquisterà un senso l’attesa attiva che il figlio, guidato con mano ferma ma amorevole, proceda nel proprio percorso di maturazione i cui tempi raramente coincidono con quelli desiderati dai genitori.

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