Il Gioco di Ruolo come “palestra” di relazionalità

[Tempo di lettura 3,90 min]

Il contesto

I ragazzi della generazione iGen (i nati dal 1995 al 2012 secondo la definizione della psicologa Jean Twenge)  vivono una preponderanza di relazioni “tecnomediate”, relazioni umane che si realizzano cioè attraverso l’uso di strumenti digitali come smartphone e consolle di videogiochi connessi a Internet.

Le ridotte interazioni condotte di persona, faccia a faccia, stanno causando un deficit di capacità sociali nei ragazzi, con la conseguente difficoltà di creare e sviluppare relazioni personali autentiche e che tendano a durare nel tempo.
Non solo, la mancanza delle dimensioni non verbale e paraverbale della comunicazione digitale – cui si è tentato di ovviare con scarsi risultati mediante l’utilizzo delle “emoticons” – sta comportando in loro una marcata riduzione dell’empatia, cioè della capacità di porsi nella situazione dell’altro percependone pensieri, emozioni, stati d’animo.
Come risultato ultimo abbiamo ragazzi che fondamentalmente sono tanto più soli quanto più paradossalmente sono iperconnessi digitalmente.

Nonostante che l’uomo sia un essere relazionale, le abilità sociali non sono innate, devono essere riconosciute e imparate, ciò presuppone che ci sia qualcuno che aiuti in questo compito e le alleni.

Cosa fare

Per recuperare le fondamentali abilità sociali, una soluzione tuttora molto valida è quella di favorire nei ragazzi la pratica sportiva; il contatto personale con compagni di sport e con adulti nelle vesti di istruttori consente infatti di uscire dall’isolamento prodotto dal ritiro nella realtà digitale.
Sebbene valida come soluzione, lo sport non rappresenta però l’unica né la migliore soluzione. L’esasperazione dell’aspetto agonistico sin dalla pratica in età infantile rischia infatti di ridurre l’allenamento delle competenze relazionali basate sulla cooperazione anziché sulla competizione.

Un’altra soluzione, peraltro perfettamente compatibile con la pratica sportiva, è quella di introdurre i ragazzi nel mondo del Gioco di ruolo – di qui in avanti GdR – che è un’attività ludica in cui i partecipanti, guidati da un maestro del gioco o narratore, assumono il ruolo di personaggi in mondi e situazioni immaginarie secondo un sistema strutturato di regole che lascia però ampie libertà espressive personali.

Il GdR da tavolo è uno strumento efficace nella formazione dei ragazzi: opportunamente impiegato, è infatti capace di stimolare, educare e allenare gran parte delle Life Skills emotive (gestione delle emozioni, consapevolezza di sé, gestione dello stress), relazionali (empatia, comunicazione efficace, relazioni efficaci) e cognitive (risolvere i problemi, prendere decisioni, pensiero critico, pensiero creativo).

Life Skills: “gamma di abilità cognitive, emotive e relazionali di base, che consentono alle persone di operare con competenza sia sul piano individuale che su quello sociale […] abilità e capacità che ci permettono di acquisire un comportamento versatile e positivo, grazie al quale possiamo affrontare efficacemente le richieste e le sfide della vita quotidiana” (OMS. «WHO/MNH/PSF/93.7A.Rev.2». http://www.lifeskills.it (consultato il 18 settembre 2019)

Il GdR, mediante la simulazione (“penso e agisco come se fossi”), permette infatti

  • di sviluppare una capacità auto-riflessiva attraverso l’osservazione di sé dall’esterno;
  • di incrementare l’empatia attraverso l’immedesimazione nei personaggi interpretati dai compagni di gioco;
  • di riconoscere e gestire efficacemente le emozioni suscitate dalle vicende co-narrate dal maestro del gioco e dai singoli partecipanti.

Il GdR si presta inoltre particolarmente ad accompagnare i ragazzi più introversi alla scoperta e manifestazione del proprio potenziale umano perché, attraverso l’immedesimazione in un personaggio anche molto differente da sé, possono esprimersi più liberamente mettendo da parte la paura del giudizio altrui.

La compresenza fisica intorno a un tavolo per una durata di tempo non indifferente – una singola sessione di gioco dura almeno un paio di ore – consente inoltre di sviluppare una costante interazione fra i partecipanti al gioco soprattutto se il maestro del gioco avrà cura di limitare il proprio intervento alla narrazione degli avvenimenti, all’interpretazione dei personaggi non giocanti che interagiscono con quelli interpretati dai giocatori e alla conduzione ordinata dei combattimenti.
Questa interazione persistente fra i giocatori li conduce ad assumere nel tempo dei comportamenti comunicativi e relazionali efficienti che, una volta appresi, saranno facilmente trasferiti anche nelle relazioni personali fuori dal gioco.
Il tutto facilitato da un contesto di apprendimento ludico che massimizza l’efficacia dell’intervento.

Esperienza come laboratorio di crescita personale

Tutta questa serie di vantaggi mi ha portato negli ultimi tre anni a introdurre nelle attività formative dei Club Prato Boys e Polis che dirigo a Prato – rivolti rispettivamente a ragazzi di 9-14 anni e 15-18 anni –  dei laboratori ludici basati su un GdR: il Dungeons & Dragons 5° edizione.

Per massimizzarne l’efficacia formativa ho introdotto delle modifiche  alle regole tendenti

  1. a ridurre la complessità di gioco per diminuire alcuni aspetti “meccanici” privilegiando invece lo storytelling e quindi favorendo lo sviluppo di relazionalità attraverso la co-narrazione;
  2. a creare un’ambientazione a ridotto contenuto di magia per incrementare la verosimiglianza e quindi la trasferibilità nel mondo reale dei comportamenti e attitudini scoperte e sviluppate nel gioco.

L’esperienza fin qui condotta ha portato ad osservare nei ragazzi un miglioramento

  1. nelle abilità comunicative e relazionali funzionali a formare e stare insieme in un gruppo orientato alla cooperazione (ad esempio, motivazione a partecipare, attenzione alle attività comuni e non solo alle proprie, gestione ordinata dei conflitti, atteggiamento positivo verso gli altri, rispetto dello spazio/tempo degli altri…);
  2. nelle abilità idonee a perseguire un obiettivo come al gruppo (ad esempio, leadership, team building, riconoscimento delle differenti capacità, assegnazione di compiti, restituzione di feedback costruttivi…).

 

Per ulteriori informazioni riguardo a questa esperienza di laboratorio scrivimi alla mail giuliomazzetti.coach@gmail.com


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