A scuola dopo la pausa estiva

Settembre è il momento in cui i ragazzi si trovano a dover riprendere la propria attività dopo il lungo intervallo estivo durato quasi tre mesi. L’estate, oltre a rappresentare il periodo dedicato al dovuto riposo dopo le fatiche dei lunghi mesi precedenti, purtroppo talvolta è anche la fase in cui vengono parzialmente dissipate alcune abilità e buone pratiche acquisite con tanta fatica.

Come un atleta che riprende la propria preparazione precampionato, anche uno studente ha la necessità di cominciare ad “alzare i giri” del proprio motore e potenziare alcuni aspetti che andranno a influire sul proprio andamento accademico della nuova stagione.

Nello studio, analogamente a quanto avviene nello sport, possiamo individuare quattro aree principali di allenamento che, con terminologia mutuata dalle discipline sportive, possiamo identificare come area tecnica, tattica, atletica e mentale.

🔸 La parte “tecnica” e quella “tattica” — che fanno riferimento alle singole attività di studio, alle tecniche di apprendimento, alla metodologia di preparazione alle interrogazione e verifiche… — sono aree di specifica competenza dei docenti e, in supporto ad essi, eventualmente di professionisti che si occupano di ripetizioni e tutoring.

🔸La parte “atletica” riguarda invece la cura di sé, del benessere psico-fisico attraverso la regolazione del riposo e dell’alimentazione, lo svolgimento di congrue attività fisiche extra-scolastiche… ed è gestita direttamente dai genitori e, su loro delega, dagli istruttori sportivi delle discipline eventualmente praticate dai ragazzi.

🔸E l’area “mentale”?

È posta un’attenzione specifica a questa parte fondamentale dell’allenamento richiesto ai ragazzi per affrontare al meglio le proprie attività?

Anche in ambito scolastico – come peraltro in tutti gli altri aspetti della vita – ciò che spesso fa la differenza per il conseguimento dei propri obiettivi è l’approccio mentale con cui i ragazzi affrontano le varie situazioni in cui sono impegnati: la partecipazione alle lezioni, lo studio personale, il sostenimento di interrogazioni, verifiche, esami.

Come genitori normalmente ci occupiamo, a ragione, del livello della scuola e della preparazione dei docenti, di fornire assistenza allo studio ai ragazzi se si trovano in difficoltà, di organizzare il loro tempo extrascolastico… ma talvolta ignoriamo o trascuriamo l’aspetto mentale salvo ritrovarci, a pochi mesi dall’inizio dell’anno scolastico, con figli poco motivati nello studio, assillati da emozioni negative all’avvicinarsi di importanti interrogazioni e verifiche e con risultati scolastici inadeguati.

Un supporto importante per l’approccio mentale può essere fornito dal Teen Coaching professionale (*) mediante il quale il ragazzo o la ragazza sono accompagnati in un processo volto

  • alla conoscenza di sé, dei propri punti di forza e delle risorse sui cui fare affidamento;
  • alla definizione di specifici obiettivi di cambiamento/miglioramento;
  • all’elaborazione e messa in atto di piani d’azione che potranno riguardare la gestione del tempo giornaliero e settimanale, l’approccio allo studio, le relazioni con i compagni di scuola e i docenti…

Come effetto di ciò, mediante la propria attivazione personale nel percorso di Coaching, avranno la possibilità di trovare dentro di sé la motivazione che li spinge ad affrontare l’impegno scolastico, di saper gestire le situazioni emotive correlate al susseguirsi di richieste prestazionali da parte dei docenti, di migliorare la propria preparazione specifica che è la premessa per poter ottenere determinati risultati scolastici.

NOTA

(*) Il Coaching professionale è un rigoroso metodo di evoluzione della persona basato su solide teorie ed esercitato in Itaia ai sensi della Legge 4/2013 “Disposizioni in materia di professioni non organizzate in ordini o collegi” e descritto come Servizio di Coaching nella Norma UNI 11601:2015 “Coaching – Definizione, classificazione, caratteristiche e requisiti del servizio”.

I comportamenti abituali

Gran parte dei nostri comportamenti quotidiani sono frutto di 𝗮𝘂𝘁𝗼𝗺𝗮𝘁𝗶𝘀𝗺𝗶 𝗮𝗰𝗾𝘂𝗶𝘀𝗶𝘁𝗶.

Lungo la giornata molte delle nostre domande implicite vengono semplicemente non poste o ignorate lasciando spazio al nostro “pilota automatico”: “𝘊𝘰𝘴𝘢 𝘪𝘯𝘥𝘰𝘴𝘴𝘰 𝘴𝘵𝘢𝘮𝘢𝘯𝘪?” “𝘊𝘰𝘴𝘢 𝘮𝘢𝘯𝘨𝘪𝘰 𝘢 𝘤𝘰𝘭𝘢𝘻𝘪𝘰𝘯𝘦?” “𝘊𝘩𝘦 𝘵𝘳𝘢𝘨𝘪𝘵𝘵𝘰 𝘧𝘢𝘤𝘤𝘪𝘰 𝘱𝘦𝘳 𝘢𝘯𝘥𝘢𝘳𝘦 𝘢𝘭 𝘭𝘢𝘷𝘰𝘳𝘰?” “𝘋𝘰𝘷𝘦 𝘦 𝘤𝘰𝘮𝘦 𝘮𝘪 𝘴𝘪𝘦𝘥𝘰?” ecc.

✅ Questo ci permette, o dovrebbe permettere, di concentrarsi su quelle situazioni che richiedono invece una piena consapevolezza per essere analizzate, per assumere delle decisioni e infine agire di conseguenza.

🔴 Il rovescio della medaglia è dato dal fatto che lo stesso processo mentale che automatizza le funzioni “base” e tutto sommato funzionali ai nostri scopi, tende anche a consolidare eventuali 𝗰𝗼𝗺𝗽𝗼𝗿𝘁𝗮𝗺𝗲𝗻𝘁𝗶 𝗱𝗶𝘀𝗳𝘂𝗻𝘇𝗶𝗼𝗻𝗮𝗹𝗶, che rallentano o contrastano il perseguimento degli obiettivi che ci siamo posti.

⚠ Non ha tanto senso pertanto parlare di abitudini buone o cattive in termini etici quanto di abitudini funzionali o meno ai nostri scopi personali, relazionali, professionali, sportivi….

𝗟𝗮𝘃𝗼𝗿𝗮𝗿𝗲 𝘀𝘂𝗶 𝗻𝗼𝘀𝘁𝗿𝗶 𝗰𝗼𝗺𝗽𝗼𝗿𝘁𝗮𝗺𝗲𝗻𝘁𝗶 𝗮𝗯𝗶𝘁𝘂𝗮𝗹𝗶 richiede di lavorare su 4 specifiche Meta-potenzialità della persona umana: Consapevolezza – Autodeterminazione – Responsabilità – Eudaimonìa, le stesse Meta-potenzialità allenate e potenziate nel modello di Coaching Evolutivo®.

Si tratterà pertanto di:

🔸 crescere in consapevolezza dei processi mentali che portano alla formazione di “abitudini”

🔸 utilizzare gli stessi processi per autodeterminare e consolidare delle “buone pratiche”, anche per sostituire comportamenti abituali disfunzionali

🔸 potenziare l’abilità personale di risposta ai cambiamenti, soprattutto la relazione con l’errore e con i fallimenti, reali occasioni di crescita per arrivare a cambiamenti comportamentali consolidati

🔸 assaporare immediatamente la soddisfazione che deriva dai piccoli successi; “seme” della felicità che deriva dalla realizzazione autentica di se stessi (Eudaimonìa)

𝗨𝗻 𝘀𝗲𝗴𝗿𝗲𝘁𝗼?

👉 Non è la motivazione l’ingrediente base – la motivazione per sua natura infatti è instabile – bensì un processo basato sulla semplicità delle azioni.

Dal paradigma motivazione —> azioni —> risultati

sarà pertanto necessario passare a quello azioni —> risultati —> motivazione

𝘊𝘰𝘢𝘤𝘩𝘪𝘯𝘨 𝘌𝘷𝘰𝘭𝘶𝘵𝘪𝘷𝘰® 𝘦 𝘔𝘦𝘵𝘢-𝘱𝘰𝘵𝘦𝘯𝘻𝘪𝘢𝘭𝘪𝘵𝘢̀ 𝘊.𝘈.𝘙.𝘌.® 𝘴𝘰𝘯𝘰 𝘤𝘰𝘯𝘤𝘦𝘵𝘵𝘪 𝘥𝘪 𝘱𝘳𝘰𝘱𝘳𝘪𝘦𝘵𝘢̀ 𝘪𝘯𝘵𝘦𝘭𝘭𝘦𝘵𝘵𝘶𝘢𝘭𝘦 𝘥𝘪 𝘐𝘕𝘊𝘖𝘈𝘊𝘏𝘐𝘕𝘎 𝘚𝘳𝘭.

Sport Coaching con adolescenti

Perché svolgere un percorso di mental coaching con giovani calciatori di 13 anni?

Non per renderli più vincenti, più performanti.
Allenarli invece perché possano diventare il meglio di se stessi in ogni ambito di vita. L’applicazione mentale nello sport inteso quindi come “palestra”, per poi trasferire le abilità così acquisite nello studio, nelle relazioni… un domani nella professione.

Lo sport in questa visione è davvero una scuola di vita, che stimola a

  • porsi obiettivi,
  • impegnarsi duramente per raggiungerli,
  • saper differire le gratificazioni più immediate per perseguire dei risultati in futuro,
  • gestire le inevitabili sconfitte e saper tollerare la conseguente frustrazione,
  • imparare dai propri errori e individuare le proprie aree di miglioramento

tutte abilità trasversali che dal calcio possono e devono essere trasferite e impiegate in ogni ambito di vita.

Il potenziamento di queste abilità fondamentalmente richiede lo sviluppo di un certo tipo di mentalità, ed è per questo che lavorare con atleti adolescenti sulla definizione e perseguimento degli obiettivi, sul dialogo interno, sul controllo dell’attenzione ha un senso.
Con molte probabilità nessuno di questi ragazzi avrà una carriera calcistica professionistica, tutti invece sono 𝗰𝗵𝗶𝗮𝗺𝗮𝘁𝗶 𝗮 𝗱𝗶𝘃𝗲𝗻𝘁𝗮𝗿𝗲 uomini adulti, autonomi, responsabili, realizzando il meglio di sé.

Sono contento di aver incontrato la società Chiesanuova 1975 ASD e i genitori dei ragazzi che, con lungimiranza, hanno condiviso in pieno questa visione.

Collaborazione sportiva

Inizia ufficialmente la mia 𝗰𝗼𝗹𝗹𝗮𝗯𝗼𝗿𝗮𝘇𝗶𝗼𝗻𝗲 𝗰𝗼𝗺𝗲 𝗠𝗲𝗻𝘁𝗮𝗹 𝗖𝗼𝗮𝗰𝗵 della società calcistica 𝗖𝗵𝗶𝗲𝘀𝗮𝗻𝘂𝗼𝘃𝗮 𝟭𝟵𝟳𝟱 𝗔𝗦𝗗 di Prato per i gruppi squadra 2005 e 2009. Avrò il piacere di collaborare con Mister Marco Tesco e Mister Gabriele Pecoraro nell’accompagnare i loro ragazzi in un percorso di miglioramento dell’approccio mentale alla prestazione sportiva.

Abbiamo scoperto i Mental Coach

Le Olimpiadi, con le grandi imprese di Gianmarco Tamberi nel salto in alto e Marcell Jacobs nei 100 metri, e poco prima il tennis con la splendida ascesa di Matteo Berrettini a Wimbledon, hanno prepotentemente imposto all’attenzione dei media e di tutti gli appassionati il ruolo e l’importanza della preparazione mentale degli atleti curata nello specifico dai rispettivi Mental Coach.

Se la preparazione atletica, tecnica e tattica nello sport è normalmente affidata a specifici allenatori, il potenziamento dell’approccio mentale è da qualche decennio ormai l’ambito di lavoro caratteristico del Mental Coach.

L’avversario che ciascuno ha nella sua testa è più forte di quello che sta dal lato opposto della rete.
– Tim Gallwey

Quello che è meno conosciuto è il fatto che il Coaching, inteso come metodo di sviluppo del potenziale umano di una persona, ormai da tempo si applica anche ad ALTRI AMBITI DI VITA slegati dalla performance sportiva.

Non solo gli sportivi possono collaborare con un Coach, chiunque può essere allenato e accompagnato nel suo percorso di sviluppo.

Il servizio di Coaching è finalizzato al potenziamento delle competenze utili a migliorare il benessere e i risultati che la persona che ne usufruisce intende perseguire nella vita professionale e personale
– dalla norma UNI 11601:2015

In tutte le situazioni dove ci sono

  • degli obiettivi da definire e raggiungere,
  • delle risorse personali da individuare e sviluppare,
  • delle azioni da pianificare,

l’accompagnamento “a bordo campo” di un Coach può infatti agevolare l’evoluzione di una persona.

“Non ho un obiettivo…, non so più cosa voglio…”
“Non mi sento felice…, non mi sento realizzato/a…, sento di valere di più ma…”
“Ho un sogno/desiderio però…”
“Non so più come relazionarmi con i miei figli”

È importante chiarire che un Coach non dirà cosa fare nelle situazioni specifiche, non ha infatti la funzione del consulente, bensì di un facilitatore del cambiamento.
Tale funzione è svolta mediante strumenti e tecniche che stimolano la riflessione individuale della persona e la sua autonoma decisione degli atteggiamenti da assumere e delle azioni da compiere.

Vuoi saperne di più?
Magari conoscere se e in che maniera il Coaching potrebbe agevolare le tue intenzioni di cambiamento/miglioramento?

Contattami senza impegno per fissare un colloquio conoscitivo.
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Perché il Coaching con i genitori funziona

I figli non hanno bisogno di genitori perfetti – che non esistono – hanno bisogno, questo sì, di genitori che cercano ogni giorno di migliorarsi.

Come genitori a volte sperimentiamo la sensazione di essere soli di fronte alle criticità che possono sorgere durante la crescita dei figli, soprattutto in preadolescenza e adolescenza. Periodi prolungati di silenzio e di chiusura, difficoltà relazionali e comunicative che mettono a dura prova la capacità dei genitori di condurre con serenità la loro funzione educativa.

Cos’è il Parent Coaching?

Il Coaching è un metodo di sviluppo della persona basato sulla convinzione che le capacità, risorse, punti forza, attuali e potenziali, della persona possano essere valorizzate e allenate per il raggiungimento di obiettivi specifici, ben definiti. Tale metodo può essere efficacemente applicato anche alla coppia genitoriale.

Il Parent Coaching è un servizio di Coaching la cui finalità è “riconoscere e sviluppare le competenze genitoriali.” (dalla Norma UNI 11601:2015).

Un percorso di Coaching non è un intervento psicoterapeutico o psicologico, non è finalizzato alla cura di una eventuale patologia, così come non è assimilabile ad un rapporto di consulenza o ad un intervento formativo.

Perché il Parent Coaching funziona?

L’efficacia del Coaching genitoriale è legata fondamentalmente al ruolo da protagonisti che assumono i genitori nell’individuazione di nuove azioni e comportamenti da adottare nello svolgimento della propria funzione educativa. Non è mai il Coach a suggerire chissà quali atteggiamenti, sono i genitori stessi, basandosi su quanto fatto fino a quel momento e maggiormente consapevoli dell’obiettivo finale da raggiungere, a elaborare nuove strategie di comportamento fra loro e nei confronti dei figli.

In particolare, agevolati dall’intervento del Coach i genitori arrivano in primo luogo a ridefinire le modalità relazionali con i figli in un’ottica di miglioramento delle interazioni familiari, condizione di partenza per poter ristabilire una comunicazione efficace.

Il Coaching genitoriale ha un impatto potente per 2 motivi principali:

1⃣ I genitori hanno già dentro di sé tutte le risorse e potenzialità per esprimere efficacemente la propria genitorialità ma può capitare che non le conoscano appieno e/o non sappiano come utilizzarle. Il Coaching facilita la crescita in consapevolezza di quei punti di forza che i genitori hanno dentro di sé.

2⃣ In tempi complessi e spesso frenetici quali quelli che stiamo vivendo, i genitori hanno bisogno di un tempo e uno spazio in cui riflettere con calma, in cui essere ascoltati e ascoltarsi fra loro, in cui la propria espressione personale all’interno del rapporto di coppia sia agevolata. La sessione di Coaching ha tutte queste caratteristiche.

In che senso il Parent Coaching funziona? 

Gli incontri con il Parent Coach potranno consentire di

  • migliorare la comunicazione con i figli/e;
  • potenziare le proprie capacità di ascolto e di comprensione;
  • sviluppare positivamente la relazione con loro riducendo la possibilità di conflitti;
  • individuare le proprie risorse e competenze;
  • stabilire obiettivi educativi condivisi con l’altro genitore;
  • definire strategie efficaci per affrontare i cambiamenti e aiutare i figli/e nei loro momenti di crisi.
  • diventare genitori efficaci e autorevoli.

 

Se vuoi approfondire alcuni punti espressi sopra contattami per un colloquio GRATUITO:

 

 

Perché il Teen Coaching funziona…

e non tutti lo sanno” potrebbe facilmente essere il sottotitolo più adeguato.

Il Coaching è un servizio di sviluppo della persona non ancora molto conosciuto, ancora meno nell’ambito degli interventi con gli adolescenti (Teen Coaching).
A causa di questa ridotta conoscenza, i genitori, stanchi e disarmati di fronte ad atteggiamenti rinunciatari del figlio o della figlia rispetto agli impegni scolastici ed extrascolastici, pensando ci sia qualcosa da “riparare”, ricorrono spesso ad altre figure professionali – peraltro fondamentali nei loro specifici ambiti di intervento – che però semplicemente nella maggioranza dei casi non sono necessarie.

Nella maggior parte dei casi, nell’adolescente che dà pensiero ai genitori non c’è un disturbo da guarire, un “guasto da riparare”, c’è solo da agevolare la nascita e lo sviluppo della motivazione interiore.

Oppure pensiamo che il 13,5% dei ragazzi dai 18 ai 24 anni che abbandonano lo studio e la formazione (1) abbiano tutti dei disturbi di natura psicologica?
E tutti quei ragazzi che senza lasciare la scuola si trascinano stancamente nel proprio percorso di studi lasciando dietro di sé una scia di debiti formativi e anni ripetuti, senza raggiungere il livello di competenza atteso, che disturbo avrebbero esattamente?

Perché il Teen Coaching funziona?

Il Coaching è un percorso che facilita lo sviluppo delle risorse di una persona, di quel complesso cioè di attitudini, capacità, punti di forza del carattere, valori e competenze, che ciascuno possiede, talvolta senza esserne pienamente consapevole.

“L’adolescenza è la tappa dell’informe che cerca la forma, del caos che cerca l’ordine, della speranza che cerca l’esperienza e dell’impossibile che cerca il possibile.”

Alessandro D’Avenia.

Spesso negli adolescenti c’è un problema di mancanza di significato e di senso dello studio in particolare e della vita in generale, che rende loro difficile porsi obiettivi e impegnarsi fattivamente per raggiungerli.
L’inquietudine indotta dalla mancata realizzazione delle proprie potenzialità viene frequentemente “anestetizzata” facendo ricorso a gratificazioni effimere e di piccolo valore: videogiochi, cellulari, uscite, “sballo”…

Il Coaching con gli adolescenti ha un impatto potente per 4 motivi principali:

    1. I ragazzi hanno già dentro di sé tutte le risorse e potenzialità per avviare la propria realizzazione come persona adulta ma non le conoscono e/o non sanno come utilizzarle. Il Coaching facilita la crescita in consapevolezza di ciò che i ragazzi hanno dentro di sé.
    2. Hanno bisogno – molto più degli adulti – di essere ascoltati con calma e in assenza di giudizio, di essere accolti in uno spazio e in un tempo che facilita la loro espressione. E questo avviene tipicamente all’interno della sessione di Coaching.
    3. In una fase della vita in cui il gruppo dei pari età diventa il loro riferimento primario relegando in sottofondo i genitori da cui sta iniziando un faticoso ma inevitabile distacco, permane negli adolescenti il bisogno di avere relazioni significative con altri adulti di riferimento quali docenti, istruttori sportivi…, e un Coach può essere un adulto di riferimento.
    4. Non vogliono più che si dica loro cosa fare, quando farlo e come farlo, e manifestano con crescente insofferenza, talvolta ribellione, questo loro desiderio. Rimangono piacevomente sorpresi quando il Coach, manifestando autentica ed esplicita fiducia nelle.loro capacità, li stimola a trovare dentro di sé le risposte ai loro interrogativi.

In che senso il Teen Coaching funziona?

Il Teen Coaching ha una buona efficacia sia nei confronti dell’adolescente destinatario diretto dell’intervento del Coach che delle aspettative dei genitori che lo hanno richiesto.

1⃣ Nei confronti dell’ADOLESCENTE perché la maggiore consapevolezza delle proprie capacità e dei propri valori facilitano l’elaborazione di sogni per il futuro e di seguito la definizione di obiettivi concreti in linea con tali sogni. Non solo, il processo di Coaching stimola l’attribuzione di significato alle attività svolte al momento, in primis la scuola,e agevola l’adozione di comportamenti attivi volti al perseguimento dei propri sogni.

2⃣ Riguardo ai GENITORI perché – aldilà di quelle che possono essere le loro aspettative esplicite iniziali riguardo al figlio o alla figlia – il Teen Coaching, facilitando l’adolescente nel percorso di elaborazione e perseguimento di propri sogni e obiettivi, concilia anche le aspettative implicite che spesso sono legate proprio allo sviluppo della capacità dei figli di avere una propria progettualità, e un’adeguata motivazione per tradurla in azioni concrete.

Se vuoi approfondire alcuni punti espressi sopra contattami per un colloquio GRATUITO:

NOTA
(1) Dati Eurostat relativi al fenomento ELET – Early Leavers from Education and Training, disponibili a questo link.

Cellulare e vacanze… la forza dell’attrazione

📱☀  Il tempo lasciato libero dalla mancanza della scuola viene purtroppo frequentemente riempito dall’uso e abuso dello smartphone da parte di bambini e ragazzi con grande preoccupazione dei genitori i quali sperimentano generalmente l’inutilità dei proclami a utilizzarlo meno, metterlo da parte, ecc.

❗ Il vuoto richiede di essere riempito e per i ragazzi l’alternativa più semplice e immediatamente gratificante è “piegarsi” sul cellulare.
Occorre allora offrire alternative, declinate opportunamente secondo l’età, e supportarle con un forte impegno personale, ad esempio:
▪ facilitare l’invito a casa di amici, organizzando merende e giochi;
▪ permettere che esca di casa frequentemente pur regolando gli orari di rientro;
▪ usufruire di campi estivi, oratori, e simili;
▪ insegnare e giocare insieme a giochi in scatola, di carte…;
▪ nel fine settimana dare l’esempio organizzando piccole gite ed escursioni nella natura rigorosamente “mobile free“.

Come impostare bene il prossimo anno scolastico?

Per molti aspetti quello appena chiuso è stato un anno scolastico a metà.
Il rischio, dopo mesi di didattica a distanza più o meno efficace, è che i ragazzi 𝗻𝗼𝗻 𝘀𝗶𝗮𝗻𝗼 𝗽𝗿𝗼𝗻𝘁𝗶 per ripartire in pieno a settembre.

❗️ Il tempo per pensarci è 𝗢𝗥𝗔: l’allenamento precede sempre la gara, per farsi trovare mentalmente pronti al momento del “via”.

☀️ “𝑀𝑎 𝑜𝑟𝑎 𝑒̀ 𝑡𝑒𝑚𝑝𝑜 𝑑𝑖 𝑣𝑎𝑐𝑎𝑛𝑧𝑒”
Anche, ma non può essere solo vacanza se vogliamo davvero evitare di ritrovarsi in autunno con i primi voti di nuovo in rosso e ricominciare con il consueto estenuante ciclo di arrabbiature, ripetizioni, punizioni inefficaci, ecc.

🆗 L’𝗮𝗹𝗹𝗲𝗻𝗮𝗺𝗲𝗻𝘁𝗼 𝗺𝗲𝗻𝘁𝗮𝗹𝗲 è parte fondamentale di un percorso di 𝗖𝗼𝗮𝗰𝗵𝗶𝗻𝗴 con un adolescente.
La scoperta e valorizzazione delle attitudini, capacità, risorse e punti di forza del carattere permettono all’adolescente di dare un proprio significato al percorso scolastico, ponendosi nuovi obiettivi sfidanti.

👉 Per essere contattato/a e fissare un 𝗶𝗻𝗰𝗼𝗻𝘁𝗿𝗼 𝗰𝗼𝗻𝗼𝘀𝗰𝗶𝘁𝗶𝘃𝗼 𝗚𝗥𝗔𝗧𝗨𝗜𝗧𝗢 – in presenza oppure online – compila il seguente modulo:

https://bit.ly/incontro_conoscitivo

Per altre informazioni contattami per email a giuliomazzetti.coach@gmail.com

 

 

Il Gioco di Ruolo come “palestra” di relazionalità

[Tempo di lettura 3,90 min]

Il contesto

I ragazzi della generazione iGen (i nati dal 1995 al 2012 secondo la definizione della psicologa Jean Twenge) vivono una preponderanza di relazioni “tecnomediate”, relazioni umane che si realizzano cioè attraverso l’uso di strumenti digitali come smartphone e consolle di videogiochi connessi a Internet.

Le ridotte interazioni condotte di persona, faccia a faccia, stanno causando un deficit di capacità sociali nei ragazzi, con la conseguente difficoltà di creare e sviluppare relazioni personali autentiche e che tendano a durare nel tempo.
Non solo, la mancanza delle dimensioni non verbale e paraverbale della comunicazione digitale – cui si è tentato di ovviare con scarsi risultati mediante l’utilizzo delle “emoticons” – sta comportando in loro una marcata riduzione dell’empatia, cioè della capacità di porsi nella situazione dell’altro percependone pensieri, emozioni, stati d’animo.
Come risultato ultimo abbiamo ragazzi che fondamentalmente sono tanto più soli quanto più paradossalmente sono iperconnessi digitalmente.

Nonostante che l’uomo sia un essere relazionale, le abilità sociali non sono innate, devono essere riconosciute e imparate, ciò presuppone che ci sia qualcuno che aiuti in questo compito e le alleni.

Cosa fare

Per recuperare le fondamentali abilità sociali, una soluzione tuttora molto valida è quella di favorire nei ragazzi la pratica sportiva; il contatto personale con compagni di sport e adulti nelle vesti di istruttori consente infatti di uscire dall’isolamento prodotto dal ritiro nella realtà digitale.
Sebbene valida come soluzione, lo sport non rappresenta l’unica né la migliore soluzione. L’esasperazione dell’aspetto agonistico sin dalla pratica in età infantile rischia infatti di ridurre l’allenamento delle competenze relazionali basate sulla cooperazione anziché sulla competizione.

Un’altra soluzione, peraltro perfettamente compatibile con la pratica sportiva, è quella di introdurre i ragazzi nel mondo del Gioco di ruolo – di qui in avanti GdR – che è un’attività ludica in cui i partecipanti, guidati da un maestro del gioco o narratore, assumono il ruolo di personaggi in mondi e situazioni immaginarie secondo un sistema strutturato di regole che lascia però ampie libertà espressive personali.

Il GdR da tavolo è uno strumento efficace nella formazione dei ragazzi: opportunamente impiegato, è infatti capace di stimolare, educare e allenare gran parte delle Life Skills emotive (gestione delle emozioni, consapevolezza di sé, gestione dello stress), relazionali (empatia, comunicazione efficace, relazioni efficaci) e cognitive (risolvere i problemi, prendere decisioni, pensiero critico, pensiero creativo).

Life Skills: “gamma di abilità cognitive, emotive e relazionali di base, che consentono alle persone di operare con competenza sia sul piano individuale che su quello sociale […] abilità e capacità che ci permettono di acquisire un comportamento versatile e positivo, grazie al quale possiamo affrontare efficacemente le richieste e le sfide della vita quotidiana” (OMS. «WHO/MNH/PSF/93.7A.Rev.2». http://www.lifeskills.it (consultato il 18 settembre 2019)

Il GdR, mediante la simulazione (“penso e agisco come se fossi”), permette infatti

  • di sviluppare una capacità auto-riflessiva attraverso l’osservazione di sé dall’esterno;
  • di incrementare l’empatia attraverso l’immedesimazione nei personaggi interpretati dai compagni di gioco;
  • di riconoscere e gestire efficacemente le emozioni suscitate dalle vicende co-narrate dal maestro del gioco e dai singoli partecipanti.

Il GdR si presta inoltre particolarmente ad accompagnare i ragazzi più introversi alla scoperta e manifestazione del proprio potenziale umano perché, attraverso l’immedesimazione in un personaggio anche molto differente da sé, possono esprimersi più liberamente mettendo da parte la paura del giudizio altrui.

La compresenza fisica intorno a un tavolo per una durata di tempo non indifferente – una singola sessione di gioco dura almeno un paio di ore – consente inoltre di sviluppare una costante interazione fra i partecipanti al gioco soprattutto se il maestro del gioco avrà cura di limitare il proprio intervento alla narrazione degli avvenimenti, all’interpretazione dei personaggi non giocanti che interagiscono con quelli interpretati dai giocatori e alla conduzione ordinata dei combattimenti.
Questa interazione persistente fra i giocatori li conduce ad assumere nel tempo dei comportamenti comunicativi e relazionali efficienti che, una volta appresi, saranno facilmente trasferiti anche nelle relazioni personali fuori dal gioco.
Il tutto facilitato da un contesto di apprendimento ludico che massimizza l’efficacia dell’intervento.

Tutta questa serie di vantaggi mi ha portato negli ultimi tre anni a introdurre nelle attività formative dei Club Prato Boys e Polis che dirigo a Prato – rivolti rispettivamente a ragazzi di 9-14 anni e 15-18 anni – dei laboratori ludici basati su un GdR: il Dungeons & Dragons 5° edizione.

Per massimizzarne l’efficacia formativa ho introdotto delle modifiche alle regole che tendono

  1. a ridurre la loro complessità per diminuire alcuni aspetti meccanici del gioco privilegiando invece lo storytelling e quindi lo sviluppo di relazionalità;
  2. a creare un’ambientazione a ridotto contenuto di magia per incrementare la verosimiglianza e quindi la trasferibilità nel mondo reale dei comportamenti e attitudini scoperte e sviluppate nel gioco.

L’esperienza fin qui condotta ha portato ad osservare nei ragazzi un miglioramento

  1. nelle abilità comunicative e relazionali funzionali a formare e stare insieme in un gruppo orientato alla cooperazione (ad esempio, motivazione a partecipare, attenzione alle attività comuni e non solo alle proprie, gestione ordinata dei conflitti, atteggiamento positivo verso gli altri, rispetto dello spazio/tempo degli altri…);
  2. nelle abilità idonee a perseguire un obiettivo come al gruppo (ad esempio, leadership, team building, riconoscimento delle differenti capacità, assegnazione di compiti, restituzione di feedback costruttivi…).

Per ulteriori informazioni riguardo a questa esperienza di laboratorio scrivimi alla mail giuliomazzetti.coach@gmail.com