Perché il Coaching con i genitori funziona

I figli non hanno bisogno di genitori perfetti – che non esistono – hanno bisogno, questo sì, di genitori che cercano ogni giorno di migliorarsi.

Come genitori a volte sperimentiamo la sensazione di essere soli di fronte alle criticità che possono sorgere durante la crescita dei figli, soprattutto in preadolescenza e adolescenza. Periodi prolungati di silenzio e di chiusura, difficoltà relazionali e comunicative che mettono a dura prova la capacità dei genitori di condurre con serenità la loro funzione educativa.

Cos’è il Parent Coaching?

Il Coaching è un metodo di sviluppo della persona basato sulla convinzione che le capacità, risorse, punti forza, attuali e potenziali, della persona possano essere valorizzate e allenate per il raggiungimento di obiettivi specifici, ben definiti. Tale metodo può essere efficacemente applicato anche alla coppia genitoriale.

Il Parent Coaching è un servizio di Coaching la cui finalità è “riconoscere e sviluppare le competenze genitoriali.” (dalla Norma UNI 11601:2015).

Un percorso di Coaching non è un intervento psicoterapeutico o psicologico, non è finalizzato alla cura di una eventuale patologia, così come non è assimilabile ad un rapporto di consulenza o ad un intervento formativo.

Perché il Parent Coaching funziona?

L’efficacia del Coaching genitoriale è legata fondamentalmente al ruolo da protagonisti che assumono i genitori nell’individuazione di nuove azioni e comportamenti da adottare nello svolgimento della propria funzione educativa. Non è mai il Coach a suggerire chissà quali atteggiamenti, sono i genitori stessi, basandosi su quanto fatto fino a quel momento e maggiormente consapevoli dell’obiettivo finale da raggiungere, a elaborare nuove strategie di comportamento fra loro e nei confronti dei figli.

In particolare, agevolati dall’intervento del Coach i genitori arrivano in primo luogo a ridefinire le modalità relazionali con i figli in un’ottica di miglioramento delle interazioni familiari, condizione di partenza per poter ristabilire una comunicazione efficace.

Il Coaching genitoriale ha un impatto potente per 2 motivi principali:

1⃣ I genitori hanno già dentro di sé tutte le risorse e potenzialità per esprimere efficacemente la propria genitorialità ma può capitare che non le conoscano appieno e/o non sappiano come utilizzarle. Il Coaching facilita la crescita in consapevolezza di quei punti di forza che i genitori hanno dentro di sé.

2⃣ In tempi complessi e spesso frenetici quali quelli che stiamo vivendo, i genitori hanno bisogno di un tempo e uno spazio in cui riflettere con calma, in cui essere ascoltati e ascoltarsi fra loro, in cui la propria espressione personale all’interno del rapporto di coppia sia agevolata. La sessione di Coaching ha tutte queste caratteristiche.

In che senso il Parent Coaching funziona? 

Gli incontri con il Parent Coach potranno consentire di

  • migliorare la comunicazione con i figli/e;
  • potenziare le proprie capacità di ascolto e di comprensione;
  • sviluppare positivamente la relazione con loro riducendo la possibilità di conflitti;
  • individuare le proprie risorse e competenze;
  • stabilire obiettivi educativi condivisi con l’altro genitore;
  • definire strategie efficaci per affrontare i cambiamenti e aiutare i figli/e nei loro momenti di crisi.
  • diventare genitori efficaci e autorevoli.

 

Se vuoi approfondire alcuni punti espressi sopra contattami per un colloquio GRATUITO:

 

 

Corso Adolescenza: istruzioni per l’uso

👉 Iscrizioni aperte fino al 3 settembre per l’edizione 2022 del corso ADOLESCENZA: ISTRUZIONI PER L’USO.

Per tutti gli educatori (𝗴𝗲𝗻𝗶𝘁𝗼𝗿𝗶 / 𝗱𝗼𝗰𝗲𝗻𝘁𝗶 / 𝗶𝘀𝘁𝗿𝘂𝘁𝘁𝗼𝗿𝗶 𝘀𝗽𝗼𝗿𝘁𝗶𝘃𝗶) che intendono potenziare le proprie capacità di gestire le complessità della fase adolescenziale.

Gli incontri sono rivolti a genitori, docenti e altri educatori.

MODULO 1: ADOLESCENTI DIGITALMENTE MODIFICATI – L’impatto del digitale
MODULO 2: COME RAGGIUNGERLI – atteggiamenti educativi per entrare in sintonia e comunicare con gli adolescenti
MODULO 3: COME MOTIVARLI – comportamenti genitoriali che predispongono allo sviluppo e al sostegno della motivazione


QUANDO
Sabato 5, 12 e 19 febbraio 2022, ore 15-17.00

DOVE
Sala Don Sturzo in via De Gasperi 67, Prato.


▶ ISCRIZIONE ONLINE al link http://bit.ly/Adolescenza2022 ENTRO IL 3 SETTEMBRE

Per informazioni e aiuto nell’iscrizione contattare gli organizzatori:

dr.ssa Teresa Zucchi 3486048552 zucchiteresa@gmail.com
FB Dr. Teresa Zucchi – Medico Psichiatra e Psicoterapeuta

Giulio Mazzetti 3387863727 giuliomazzetti.coach@gmail.com
FB Giulio Mazzetti Teen & Life Coach

(Corso attivato nell’ambito dei corsi di cultura generale organizzati dal Comune di Prato e dalla Biblioteca Lazzerini)

Corso Adolescenza: istruzioni per l’uso

👉 Iscrizioni aperte fino al 9 settembre per l’edizione 2021 del corso ADOLESCENZA: ISTRUZIONI PER L’USO.

Spesso è complesso comunicare con i ragazzi durante la delicata fase dell’adolescenza. Occorre modificare l’atteggiamento finora tenuto ed iniziare ad instaurare un nuovo rapporto. Il corso si propone di fornire gli strumenti necessari per porsi “alla giusta distanza”, illustrare come accendere la motivazione e aiutare l’adolescente a diventare e realizzare se stesso.

Gli incontri sono rivolti a genitori, docenti e altri educatori.

MODULO 1: ADOLESCENTI DIGITALMENTE MODIFICATI – L’impatto del digitale
MODULO 2: COME RAGGIUNGERLI – atteggiamenti educativi per entrare in sintonia e comunicare con gli adolescenti
MODULO 3: COME MOTIVARLI – comportamenti genitoriali che predispongono allo sviluppo e al sostegno della motivazione


QUANDO
Sabato 6, 13 e 20 febbraio 2021, ore 15-17.00

DOVE
Sala Don Milani in via De Gasperi 63, Prato.


 ISCRIZIONE ONLINE al link http://bit.ly/adolescenza-istruzioni ENTRO IL 9 SETTEMBRE

Per informazioni e aiuto nell’iscrizione contattare gli organizzatori:

dr.ssa Teresa Zucchi 3486048552 zucchiteresa@gmail.com
FB Dr. Teresa Zucchi – Medico Psichiatra e Psicoterapeuta

Giulio Mazzetti 3387863727 giuliomazzetti.coach@gmail.com
FB Giulio Mazzetti Teen & Life Coach

(Corso attivato nell’ambito dei corsi di cultura generale organizzati dal Comune di Prato e dalla Biblioteca Lazzerini)

Aspettative dei genitori e frustrazione… un binomio inscindibile?

Le aspettative che hanno i genitori, e che i figli adolescenti non soddisfano, creano frustrazione in persone che, come me, vorrebbero avere sempre tutto sotto controllo per stare bene. Il fatto che i figli adolescenti ‘facciano di testa loro’, magari decidendo deliberatamente di non studiare, di non impegnarsi, di non dare una mano in casa ad esempio, crea una certa inquietudine, continue occasioni di scontro“. (Elena, post sulla pagina FB giuliomazzetticoach)

La questione è evidentemente molto complessa, di non facile e tanto meno immediata soluzione, ma qualche considerazione può essere di aiuto.

È esperienza comune nei genitori provare un senso di delusione, di inadeguatezza, talvolta di amarezza e perfino rabbia quando i desideri e le aspettative che abbiamo nei confronti dei figli sembrano svanire nel nulla, quando, nonostante gli sforzi, le cose procedono in una direzione diversa da quella immaginata.

1) Innanzitutto, è importante comprendere come il desiderio di controllo sia facilmente causa di frustrazione quando si consideri che l’unica sfera di influenza su cui possiamo agire al 100% siamo noi stessi, non certo i figli che sono altro da noi, con la propria autonomia decisionale e conseguente responsabilità.
Crearsi aspettative sugli altri finisce per far dipendere il nostro benessere (etimologicamente: “ben-essere” cioè “stare bene”) dalle loro decisioni e dai loro atteggiamenti su cui possiamo esercitare un’influenza assai relativa.

Questa premessa non implica però che si debba abdicare al ruolo di guida, di leadership autorevole richiesto a ciascun genitore.
L’aspettativa verso un figlio deve però essere interpretata non tanto come la proiezione di un progetto vincolante del genitore, quanto, come ci ricorda l’origine del termine (“attendere pazientemente, senza muoversi, verso la cosa o persona che deve arrivare”), una fiduciosa attesa che si realizzi qualcosa senza alcuna pretesa di certezza.

2) Quando si parla di aspettative dei genitori è importante interrogarsi su quanto tali aspettative siano da ritenersi implicite oppure siano state esplicitate ai figli.

Presupponendo che lo scontro sia dovuto al fatto che tali aspettative siano ripetutamente espresse, chiediamoci allora se hanno dato luogo alla definizione di un sistema semplice, conciso ma chiaro di regole di convivenza familiare, che comprenda i compiti di collaborazione assegnati a ciascuno secondo le proprie capacità e il tempo (minimo) da dedicare allo studio quotidianamente.

A differenza di quanto avviene con i bambini, con gli adolescenti è peraltro necessario spiegare la ragione, il criterio che sta alla base di ciascuna regola familiare, ed essere sufficientemente flessibili da saperle modificare alla luce delle considerazioni ragionevoli espresse dei figli.

3) Una volta definite le regole, sono state previste le conseguenze che derivano dall’inosservanza di quanto precedentemente elaborato, condiviso e definito?
Bisogna uscire dalla logica dei premi/punizioni ex post e adottare invece un atteggiamento basato sulla previsione delle conseguenze dei comportamenti attuati in modo da far crescere in responsabilità i figli (Non siamo noi genitori “cattivi” che assegniamo le punizioni, sono i ragazzi stessi che “scelgono” con i propri comportamenti gli esiti).

Il problema non è tanto che i ragazzi “facciano di testa loro”, il che educativamente è anche auspicabile, quanto che aderiscano, pur criticandoli, a principi che regolano la convivenza responsabile nella comunità familiare.

4) In ultimo, ma non perché meno importante, ci siamo mai chiesti, e abbiamo chiesto, cosa c’è dietro un determinato atteggiamento di rinuncia, di opposizione, di rifiuto?
A volte i ragazzi manifestano con tali atteggiamenti un malessere, un’insoddisfazione che è importante conoscere per non intervenire sui sintomi bensì sulla causa originaria.

 

L’amore incondizionato che si declina anche nell’accoglienza del figlio pur non rispondente alle proprie aspettative, l’ascolto, l’autenticità intesa come assenza di atteggiamenti manipolatori, la capacità di saper porre dei limiti, sono tutti elementi che permettono di (ri-)costruire una relazione funzionale con i figli ormai adolescenti. Questa relazione rinnovata, pur non mancando di scontri, per certi versi fisiologici nel momento in cui gli adolescenti cercano di costruirsi faticosamente una propria identità, non darà luogo a senso di frustrazione perché riacquisterà un senso l’attesa attiva che il figlio, guidato con mano ferma ma amorevole, proceda nel proprio percorso di maturazione i cui tempi raramente coincidono con quelli desiderati dai genitori.

“Motivazione e autorità. Quale il ruolo dei genitori?” – Incontro a Terranuova Bracciolini

👉Coach, mio figlio non ha voglia di studiare, non fa altro che giocare alla Play, non so più che fare, ho bisogno che me lo motivi

🤔 Esiste davvero il “paramotivanolo” oppure la motivazione deve essere sviluppata e sostenuta in altro modo?
Qual è il ruolo di noi genitori nella dinamica motivazionale?

 Queste e altre domande saranno affrontate sabato prossimo 23 febbraio nell’incontro per genitori “Motivazione autorità. Quale il ruolo dei genitori?”

Appuntamento a Terranuova Bracciolini (AR) dalle ore 10 alle 12 all’Oratorio San Benedetto.

Incontro per genitori: Educare all’affettività

Un incontro per genitori di figli preadolescenti e adolescenti, su un tema quanto mai importante in ambito educativo.
Insieme alla dr.ssa Teresa Zucchi, medico psichiatra e psicoterapeuta, affronteremo le principali tematiche inerenti l’argomento: sessualità e dimensioni della persona umana, clima socio-culturale contemporaneo, linee guida per l’educazione all’affettività.

QUANDO
Sabato 15 dicembre 2018 ore 16.00-17.30

DOVE
A Firenze, presso l’Accademia dei Ponti in via Trieste 25

É finita la scuola… e adesso?

[Tempo di lettura: 2,8 minuti]

La scuola è finita per quasi tutti i nostri ragazzi, anche per gli esaminandi di III media e V superiore le prove giungeranno presto al termine. Come genitori di figli preadolescenti e adolescenti siamo quindi alle prese con il consueto dubbio relativo a cosa sia meglio fare per loro nel periodo estivo.

Le vacanze rappresentano sicuramente un periodo di riposo che serve a prendersi cura di sé, a rigenerarsi dai lunghi e impegnativi mesi di scuola ma può rappresentare anche l’occasione per mettersi in gioco sotto altri aspetti, per acquisire maggiore consapevolezza delle proprie capacità e potenzialità, e rafforzare la propria autoefficacia e autostima.

Come genitori è fondamentale che prestiamo cura che i nostri ragazzi, pur nel dovuto relax, mantengano o rafforzino dei corretti stili di vita, che conducano attività all’aria aperta privilegiando il movimento e che si alimentino in maniera sana e regolare.

Dobbiamo però evitare di voler pianificare tutte le attività quotidiane dei nostri figli. La loro vita è già fin troppo scandita da orari predefiniti dovuti alla scuola, alle attività sportive e ad altre attività extra-scolastiche cui li iscriviamo pensando di agire per il loro bene. É invece necessario che i nostri ragazzi crescano in autonomia e responsabilità e questo richiede loro un allenamento a sapersi organizzare le giornate senza che lo facciamo noi per loro. Il nostro aiuto, se richiesto, può essere importante per aiutarli a crescere sotto questo aspetto se invece di fornire loro soluzioni già pronte e confezionate li aiutiamo, con opportune domande, a fare chiarezza su cosa piacerebbe loro fare in base alle proprie attitudini, quali esperienze vivere…

Anche la progettazione della vacanza estiva fuori dal proprio ambiente quotidiano richiede un impegno di studio da parte di noi genitori per evitare che i ragazzi più grandi si adagino su una piatta sequenza di “dormire fino a tardi / spiaggia / aperitivo / cena / tirar mattina nei locali”.

Forse i nostri adolescenti si meritano qualcosa di più e di meglio di questa routine banale e controproducente. Altrimenti non lamentiamoci che abbiano poi per miti personaggi come Gianluca Vacchi e Dan Bilzerian, calciatori milionari oppure youtubber “buoni a nulla ma capaci di tutto”.

Ma i miei figli vogliono questo” qualcuno potrebbe obiettare, ma non è del tutto vero perché sono i nostri ragazzi  a voler essere stimolati.

Un’interessante ricerca del 2017 promossa dall’agenzia Espresso Communication per FourStars (società accreditata dal ministero del Lavoro e specializzata nei tirocini formativi), e condotta su un campione di circa 1.400 giovani (18-29 anni), ha rivelato che ben “il 72% dei giovani ammette che sarebbe disposto a rinunciare alle vacanze da ‘viveur’, per dedicarsi invece ad esperienze formative in giro per il mondo.”

Certo a questo si arriva se alleniamo i nostri ragazzi a partire dalla preadolescenza a delle vacanze non impostate solamente sul “dolce far niente”.

Un tale cambiamento richiede però che per primi siamo noi genitori a voler cambiare atteggiamento, a uscire dalla nostra comfort zone impostando delle vacanze estive di famiglia imperniate su attività esperienziali che possono giungere da escursioni, visite in città d’arte, viaggi in altri paesi, possibilmente aggregandosi a famiglie amiche con figli e figlie di età analoghe ai nostri.

Altre proposte formative da offrire ai nostri ragazzi, tenendo conto evidentemente delle diverse fasce di età, possono riguardare i campi estivi magari in località in mezzo alla natura, le attività di volontariato con coetanei anche in altri paesi, le vacanze-studio all’estero purché seriamente organizzate.

Dobbiamo renderci conto che delle vacanze estive proficue per lo sviluppo fisico, psicologico ed emotivo dei nostri bambini e ragazzi non possono essere improvvisate ma richiedono una volta di più che dedichiamo del tempo di qualità a quella che è la nostra occupazione più importante: l’educazione dei figli.

 

Cosa fa un Teen coach?

[Tempo di lettura: 3,1 min]

❌ Rispondere alla domanda è quanto mai necessario visto che oggi spesso la parola coach viene associata alla figura di una sorta di guru/motivatore che in incontri più o meno affollati, e più o meno costosi, ti carica urlando “Ce la puoi fare! Think positive! Se lo vuoi lo raggiungi!” o formule analoghe.

❗Un coach non è questo, è un professionista che svolge infatti una professione ben distinta, disciplinata dalla Legge n. 4/2013 e normata dall’UNI con il documento UNI 11601:2015 “Coaching – Definizione, classificazione, caratteristiche e requisiti del servizio”.

⚠ I corsi motivazionali così tanto in voga caricano sull’immediato mediante sapienti tecniche emozionali ma elargiscono solo ampie dosi di motivazione esterna che, passato l’effetto, possono talvolta lasciare la persona più sfiduciata e con maggiore disistima di sé di prima: “Se non ce l’ho fatta neanche volendolo, non valgo proprio nulla!

Allora un coach non è un motivatore?
Certo che il coach motiva ma nel senso che ti aiuta a scoprire le TUE motivazioni, quelle allineate al tuo vero essere.

COSA FA UN COACH?

Un coach è un ALLENATORE DEL CAMBIAMENTO PERSONALE, e ciò vale anche nel caso specifico che il cambiamento sia desiderato da un pre-adolescente o adolescente.

❌ La definizione di Life coach come allenatore sgombra subito il campo anche dal secondo equivoco, che un coach sia cioè un terapeuta, che vada cioè a esplorare il passato per una comprensione del problema e la cura di un disturbo psicologico. Questo è compito di un altro professionista: lo psicoterapeuta.

Il coach si focalizza invece su un processo orientato allo sviluppo della persona, al futuro e all’azione. Nel caso del Teen coaching, il ragazzo/a sarà affiancato dal coach per procedere:

✔ nella conoscenza di se stesso, dei propri desideri per il futuro;

✔ nella scoperta e valorizzazione del proprio potenziale, dei propri punti di forza, delle risorse e competenze da mettere in gioco;

✔ nell’elaborazione di obiettivi futuri specifici di miglioramento e di cambiamento;

✔ nella predisposizione e messa in atto di piani per raggiungere tali obiettivi.

In altre parole,
il Teen coach aiuta il ragazzo a fare chiarezza su cosa realmente desidera,
poi lo aiuta a definire un obiettivo
e a trovare le strategie idonee per perseguirlo.

PERCHE’ RICORRERE A UN TEEN COACH?

Il Teen coach offre un punto di vista alternativo al ragazzo, alternativo anche a quello che può ricevere in famiglia, e può “accendere i fari” su alcuni aspetti della sua vita aiutandolo a prendere maggiore consapevolezza di se stesso e del contesto in cui è inserito.

Attraverso il processo di coaching viene allenato nel ragazzo, fin dall’adolescenza, un atteggiamento verso la vita positivo e proattivo che rappresenta una potenzialità di base imprescindibile per autorealizzarsi.

Il Teen coach è un alleato del ragazzo e il rapporto di fiducia si basa su una stretta riservatezza riguardo a ciò che viene esplicitato durante le sessioni di coaching.

❌ Il Teen coach non è la “longa manus” dei genitori, non agisce per conto loro sul figlio o figlia per conseguire i loro obiettivi, non è neanche una “cimice” che a mo’ di spia relaziona i genitori sui desideri più o meno reconditi dei figli.
Normalmente l’invio di un adolescente dal coach avviene a seguito di un colloquio preliminare fra il coach e i genitori. Successivamente però è cruciale la volontà del ragazzo di impegnarsi in un percorso in cui sarà lui a dover “lavorare”, e sodo, per poter definire e raggiungere i propri obiettivi.

Periodicamente sono svolti incontri fra il Teen coach e i genitori con lo scopo di restituire loro un profilo del figlio o della figlia basato sulle sue potenzialità, risorse, abilità… che servirà loro per comprendere maggiormente il proprio figlio/a e capire come si sta muovendo nel contesto di riferimento. Altre indicazioni fornite dal coach saranno solo quelle necessarie perché i genitori possano a loro volta decidere di migliorare/cambiare il proprio atteggiamento educativo.

Talvolta, a seguito di ciò, può essere impostato, a richiesta dei genitori, un percorso parallelo di Parent coaching per aiutare i genitori a scoprire, allenare e potenziare le proprie potenzialità genitoriali in modo da definire in autonomia un proprio obiettivo educativo, familiare… e mettere in atto un piano d’azione per raggiungerlo.